Oggi quasi ogni partecipante a un evento di navigazione ha con sé un dispositivo che registra la traccia GPS. Finita la gara, il file raramente resta nel cassetto: viene caricato su app, gruppi social e piattaforme dedicate, e in poche ore circola tra chi c'era e chi vorrebbe esserci la prossima volta. Per molti è un gesto naturale, quasi un riflesso: si racconta ciò che si è vissuto, si lascia una testimonianza, si alimenta la community.
*Cosa comporta, per chi organizza
Dall'altra parte, però, c'è un lavoro che non si vede. Un percorso nasce da mesi di sopralluoghi, telefonate, permessi, accordi con proprietari e amministrazioni, prove sul campo. Quando la traccia diventa pubblica, tutto questo si trasforma in un file scaricabile. Ecco i punti che più spesso vengono richiamati:
- Il percorso diventa riproducibile da chiunque, anche fuori dall'evento e senza alcun legame con chi l'ha ideato.
- I passaggi su strade private, sterrati o proprietà concessi con accordi specifici finiscono sotto gli occhi di chi quegli accordi non li ha.
- Il roadbook può perdere parte del suo valore, se la traccia ne rende superflua la lettura.
- Aumenta il rischio di passaggi non autorizzati, con possibili ricadute sui rapporti con il territorio.
- La navigazione, cuore della disciplina, può risultare meno impegnativa per chi parte con la traccia già pronta.
- Il lavoro creativo e organizzativo resta difficile da tutelare e da quantificare.
*Il prezzo da pagare*
C'è però un aspetto che va messo in risalto: questa dinamica è, in larga parte, il prezzo da pagare per l'uso della tecnologia. Chi organizza oggi si affida a GPS, app di navigazione, tracking e social per gestire l'evento, comunicarlo e promuoverlo. Sono strumenti che semplificano la logistica e ampliano il pubblico. E sono gli stessi strumenti che rendono la traccia registrabile e condivisibile.
Non solo: è proprio la tecnologia a portare i clienti. Molti partecipanti si iscrivono perché conoscono l'evento grazie a una traccia vista online, a un video, a un racconto condiviso da altri. La visibilità che nasce dalla condivisione è, di fatto, una forma di promozione gratuita e capillare, difficile da ottenere con altri mezzi. Gli stessi organizzatori la usano e la ricercano. Le due facce della medaglia viaggiano insieme: non è semplice avere l'una senza l'altra.
Un fenomeno più grande di quanto sembri?
Resta poi una domanda di fondo, spesso data per scontata: quanti ripercorreranno davvero quelle tracce? Una traccia disponibile non equivale a una traccia percorsa. Servono tempo, mezzo adatto, preparazione, voglia di replicare un percorso già fatto da altri. C'è chi sostiene che a ripeterlo saranno in pochi e che il timore sia sproporzionato; altri ritengono che anche pochi passaggi non autorizzati, in luoghi delicati, bastino a creare problemi. La verità, probabilmente, cambia da evento a evento e da territorio a territorio.
Domande aperte
- Si può avere la visibilità della condivisione senza esporre il percorso?
- Esiste un confine tra raccontare la propria esperienza e diffondere il lavoro altrui?
- È giusto che gli organizzatori si arrabbino per la condivisione delle tracce, o è una conseguenza che andava messa in conto?
- Quanti, nella realtà, ripercorreranno quelle tracce: pochi o tanti? E quanto pesa questo numero nel giudicare la questione?
- Un regolamento può disciplinare ciò che accade dopo la gara?
- La responsabilità è di chi condivide, di chi organizza o delle piattaforme che rendono tutto possibile?
- Un evento "mostrato" a tutti è un evento più forte o più fragile?
Il dibattito è aperto: partecipanti e organizzatori, la parola passa a voi.
AUTORE: Elia Mellini
1 commento
Avendo partecipato a vari eventi con traccia GPX direi che è naturale salvarli nelle varie App di navigazione (Whip…Wikiloc…etc…) a fine giornata. Molte di queste hanno l’impostazione “pubblica” attivata di default. Basterebbe “obbligare” i partecipanti a renderla “privata” evitando quindi che venga poi “copiata” da altri utenti registrati in App. Resta quindi a discrezione del partecipante la condivisione poi della stessa con gli amici.
In ogni caso è sempre bene ribadire ad ogni evento che la traccia è a tratti inutilizzabile al di fuori dell’evento per via dei permessi (di privati) e divieti di circolazione (parchi). Magari con questo piccolo accorgimento si evita che l’amico “endurista della Domenica” vada a far danni in zone interdette alla circolazione. Purtroppo non sono solo le tracce da “monitorare” ma anche i singoli Wievpoint…infatti basta un’indicazione errata che le App (Whip ad esempio) costruiscono un itinerario “su misura” facendoti percorrere strade “raccolte” negli anni dal database creato da utenti che utilizzano non solo moto ma anche mountainbike o a piedi addirittura. Il software riconosce l’itinerario ma l’input del mezzo col quale lo si percorre è dato dall’utente, spesso errato. Ci si ritrova poi in mezzo ad un bosco privato senza accorgersene se non all’uscita dove c’è una recinzione o sbarra da attraversare…o peggio ancora in zone parco protette.
Credo che la soluzione sia affidata al BUON SENSO DI OGNUNO…